Aloe

L’ ALOE

Cenni botanici

Il genere Aloe comprende circa 300 specie, diffuse in massima parte nell’Africa australe, nel Madagascar e più a nord, nell’India. Un certo numero di specie si è naturalizzato anche nel bacino del Mediterraneo, dove alcune specie di Aloe sono diventate parte integrante del paesaggio stesso.

Nel passato furono i Fenici a far conoscere l’Aloe ad Andros e divenne subito ben nota a scrittori greci e latini e botanici e naturalisti come Dioscoride Plinio Il genere Aloe venne importato in Europa moltissimi anni fa e nell’Italia meridionale l’Aloe ha trovato un clima favorevole ed è rientrata a pieno titolo come pianta utilizzata per creare giardini rocciosi, a causa anche delle sue belle infiorescenze gialle arancioni e rosse, nonché per il portamento elegante e con moltissime tonalità di verde. Il genera Aloe ha presentato e presenta molte difficoltà sistematiche, tanto che il riconoscimento e la differenziazione delle singole specie, come pure la suddivisione del genere in sezioni, non possono affatto ritenersi ancora definitivi.

Nella classificazione, in genere, si tende a seguire quella scritta da Alwin Berger , un botanico tedesco vissuto tra il 1871 e 1931 che ebbe la fortuna di lavorare ai giardini botanici di Desdra e Francoforte e curare i Giardini Botanici di Hambury, creati da Sig. Thomas Hambury a la Mortola, presso Ventimiglia. Berger alla fine della sua vita fu direttore del Dipartimento di Botanica del museo di Storia naturale di Stoccarda e tutto questo bagaglio di esperienze lo rende uno dei più autorevoli studiosi. Attualmente vengono riconosciute diverse varietà di Aloe arborescens:

• Aloe arborescens Mill. var. arborescens
• Aloe arborescens Mill. var. milleri
• Aloe arborescens Mill. var. frutescens Salm-Dyck
• Aloe arborescens Mill. var. perfoliata
• Aloe arborescens Mill. var. pachythyrsa A. Berger
• Aloe arborescens Mill. var. ucriae
• Aloe arborescens Mill. var natalensis J.M Wood& M. S Evans A. Berger
• Aloe arborescens Mill. var viridifolia

Tutte queste varietà di Aloe arborescens hanno gli stessi principi attivi sebbene le varietà a foglia più piccola presentano una maggiore concentrazione dei principi stessi.

La coltivazione

• Tutte le piante di Aloe arborescens sono coltivate in maniera del tutto naturale senza nessuna forzatura e durante l’inverno viene rispettato il naturale periodo di riposo della piante.
• La nostra azienda nel coltivare le piante ha preferito utilizzare terricci diversi, in modo da poter assicurare la presenza di un maggior numero di principi nutritivi.
• Le annaffiature vengono eseguite in maniera selettiva e questo permette di avere nelle foglie il giusto rapporto tra gel e parte verde della pianta.
• Le concimazioni avvengono utilizzando esclusivamente letame, limo ed humus.
• Essendo le piante esposte in pieno sole, ben areate e controllate quotidianamente non si rileva la necessità di utilizzare antiparassitari e fungicidi di alcun tipo.
Quelle rarissime volte che si è notata la presenza di sporadici esemplari di cocciniglia si è proceduto eliminando le foglie infestate.

La ricetta

La ricetta del preparato di Aloe arborescens è stata diffusa nel mondo da Padre Romano Zago, appartenente all’Ordine dei Frati Minori. Padre Romano Zago, di radici italiane, è nato in Brasile l’11 aprile del 1932, ad undici anni entra nel seminario Serafico “ San Francesco” di Taquari e qui porta a termine i suoi studi. Preso dalla vocazione religiosa, diviene novizio nel 1952 ma continua i suoi studi e si dedica alla filosofia e alla teologia. Presto viene ordinato sacerdote nell’ordine dei Frati Minori. Nel seminario di Taquari, proprio dove aveva iniziato a studiare, inizia ad insegnare come professore. Nel 1971 si laurea anche in lettere ed insegna anche Francese, Spagnolo, Portoghese e Latino.

Nel 1991 venne inviato a prestare il proprio servizio ad Israele ed anche qui si dedica all’insegnamento dei giovani. Il religioso venne a conoscenza della ricetta a base di Aloe arborescens , pianta che lui definisce “miracolosa” in modo del tutto occasionale, in un giorno come tanti, mentre si trovava a chiacchierare con i suoi confratelli alla presenza del nuovo Padre Provinciale, Padre Arno Reckziegel. Quest’ultimo sosteneva che nella baraccopoli del Rio Grande a Noiva-do-Mar in Brasile, le persone affette dal cancro affrontavano il problema assumendo per tre volte al giorno un preparato a base di Aloe arborescens, miele e un po’ di grappa. Padre Romano Zago affascinato da questa meravigliosa rivelazione, basata su di una ricetta semplice, economica e naturale, volle saperne di più e si promise di diventare il suo più grande divulgatore.

Fu invitato dal Padre Provinciale a visitare la baraccopoli e ad intervistare chi si era curato con tale preparato e fu spiegato al religioso che la ricetta miracolosa non veniva diffusa nel mondo perché c’erano altri interessi in gioco, molto più remunerativi e per questo il cancro doveva continuare a togliere vite, anche perché risultava essere il miglior metodo per decimare i poveri che non potevano permettersi di affrontare le costose cure. Fu così che Padre Zago, dopo aver sperimentato, per la prima volta, il preparato su di un uomo affetto da cancro alla prostata, visti i risultati positivi, iniziò a diffondere la ricetta e a sperimentarlo su diversi altri malati. Nel 1995 al termine della sua missione in Terrasanta ritorna in Brasile ed attualmente è qui che vive .